Ricostruiamo Castelnuovo

Relazione Urbanistica

San Pio delle Camere sorge a 800 metri di altitudine lungo l’altopiano di Navelli, a circa 20 km dall’Aquila; sembra risalga almeno all’anno 1000, mentre le abitazioni presenti nel centro abitato risalgono al XV secolo. Il suo nome deriva da quello del santo protettore e dalle numerose grotte, dette appunto “camere”, presenti sul territorio e utilizzate in passato per il ricovero dei greggi della vicina Peltuinum, caratteristici dei centri abitati posti lungo il versante occidentale del Gran Sasso. Il suo nome originario era appunto “Declivius Cameratus”.
A monte del paese è situato il castello-recinto che doveva servire quale protezione da attacchi nemici ed era originariamente utilizzato solo in caso di pericolo dalle popolazioni sparse sul territorio che vi si rifugiavano con tutto il bestiame.
Il borgo fu spesso sede di fiorenti traffici e scambi economici fra le popolazioni locali e i pastori che per secoli diedero vita alla transumanza.
Addossato, a circa 800 metri sul mare, alla mole del monte Gentile, domina quasi tutta la valle comprendente i centri di Castelnuovo, Tussio, Caporciano e i monti Collemaggiore (m. 1068), Polveroso (m. 1092), Ceraso (m. 1080), Buscito (m. 1117) che delimitano a sud la Piana di Navelli.


Il territorio di S. Pio, compreso naturalmente quello della frazione di Castelnuovo, è abbastanza esteso; misura hmq.1727. Esso confina a nord-est con i comuni di Barisciano, di Castelvecchio Calvisio e di Carapelle Calvisio, a sud-ovest con i comuni di Prata d’Asidonia e di Caporciano.
L’impianto insediativo di S. Pio è chiaramente medievale, caratteristica sostanzialmente poco leggibile non tanto a livello morfologico quanto architettonico, a causa delle modifiche e dei restauri  invasivi subiti nei secoli e particolarmente negli ultimi decenni. Un primo insediamento, comprendente l’attuale chiesa parrocchiale ed edifici limitrofi, risale all’XI secolo.
La restante parte del centro storico ha una genesi immediatamente successiva, da collocare storicamente nel basso medioevo; ne è comprova la caratteristica tipologia morfologica “a pettine”,
ovvero la presenza di un forte asse generatore sull’impronta dell’andamento delle curve di livello interrotto regolarmente da stretti percorsi trasversali, spesso gradonati.
Allo stesso periodo risale il castello che sovrasta il paese, uno dei pochissimi esempi in Abruzzo e in Italia di castello a puntone dotato di recinto ancora in stato di discreta conservazione.
L’abitato moderno di S. Pio delle Camere tende “scivolare”verso il basso fino a raggiungere la statale 17 L’Aquila – Pescara.
Il costruito, che presenta problematiche di degrado localizzato e promiscuità di utilizzo, ha una destinazione d’uso quasi totalmente residenziale, mentre gli spazi non coperti risultano privati, destinati a coltura o comunque non pavimentati.
Il centro è notevolmente sottopopolato e la composizione della popolazione presenta un’alta percentuale di anzianità unitamente ad un tasso di natalità sostanzialmente nullo.
Tutto ciò è tanto causa quanto effetto della grave carenza di polarità funzionali, di servizi e attrezzature per la collettività, di spazi verdi pubblici, attività commerciali e attrattive turistiche.
La viabilità presenta una frequente sovrapposizione di percorsi pedonali e veicolari e la totale mancanza di zone di sosta per automezzi.
E’ in questo quadro analitico altamente deficitario che deve necessariamente inserirsi l’idea progettuale, a cercare di puntualizzare in modo localizzato le incongruenze e le vacanze, a scegliere le problematiche potenzialmente risolvibili compatibilmente agli strumenti e alla realtà urbanistica, sociale, economica, culturale del paese.
Un esempio lampante di abbandono e degrado è costituito dal castello sovrastante il centro: l’impianto, nonostante l’eccezionale valore monumentale e paesaggistico, è difficilmente accessibile per la morfologia e lo stato dei sentieri e versa in una gravissima fatiscenza; particolarmente degradate sono le strutture murarie in parte già crollate per il secolare abbandono e il progressivo ritorno alla natura. L’esigenza del restauro scaturisce oltre che dalle considerazioni di carattere storico – architettonico anche dal possibile recupero turistico e culturale del castello, del suo reinserimento nell’economia dell’area e quindi porre rimedio al progressivo declino socio-economico del paese. Il necessario intervento dovrà comportare, oltre al ripristino di agevoli accessi, il restauro delle strutture murarie, sistemazione e bonifica dell’area in funzione della fruizione turistica del complesso. E’ quindi di fondamentale importanza migliorare il collegamento tra l’emergenza e l’abitato sottostante.

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