Ricostruiamo Castelnuovo

Ricostruiamo Castelnuovo Onlus aderisce all’ APPELLO NON “DEMOLIZIONI” ma “OPERE PROVVISIONALI SPECIALI”

NON “DEMOLIZIONI” MA “OPERE PROVVISIONALI SPECIALI”

Appello per l’avvio immediato di procedure partecipate di ricostruzione sostenibile e tutela delle bellezze del patrimonio architettonico, artistico e culturale di tutti i centri storici del territorio aquilano.

Oggetto: Le associazioni, i comitati e tutti i soggetti sottoscriventi il presente comunicato intendono proporre soluzioni alternative al metodo di demolizione in atto sugli edifici privati nei centri storici del cratere (vedi dichiarazioni del presidente dell’ASM – Il Centro del 15 Maggio 2013) e contro la proposta di reintrodurre lo stato di emergenza nel territorio aquilano colpito dal sisma del 6 Aprile 2009.

La dichiarazione di “stato di emergenza” nel territorio aquilano post-sisma, ha permesso il perpetuarsi di un modus operandi che non è più tollerabilie a distanza di quattro anni dal disastro che ha colpito il nostro territorio. La dichiarazione di “stato di emergenza” ha permesso a tutti i comuni del cratere di agire al di fuori delle procedure pubbliche ordinarie, saltando la fase fondamentale della progettazione e dell’appalto pubblico. Questi hanno potuto incaricare direttamente ditte locali e non, per realizzare le opere di messa in sicurezza e/o demolizione delle proprietà immobiliari dei loro centri storici del cratere attraverso un sistema poco chiaro e trasparente di decreti comunali “straordinari.

Con questa procedura è stata tolta agli abitanti ogni possibilità di partecipare e controllare, con i loro progettisti e le loro imprese incaricate, le modalità di intervento che pure riguardano le loro stesse abitazioni. A causa di questo meccanismo gli abitanti sono stati espropriati delle loro case, e le imprese ne hanno potuto liberamente disporre imponendo tecniche di messa in sicurezza e/o di demolizione eminentemente speculative, volte a favorire gli interessi economici delle imprese esecutrici, e non a tutelare gli interessi degli abitanti. Il problema di carattere pubblico della sicurezza è inconsistente per gli abitati dei centri storici dell’Aquila, delle sue frazioni e degli altri borghi del cratere, in quanto nelle “zone rosse”, non risiede nessuno e il problema del rischio per l’ incolumità pubblica non sussiste.

A distanza di quattro anni dal sisma sono stati avviati in tutti i centri storici i consorzi degli abitanti. Riteniamo fondamentale pertanto che questi vengano coinvolti nelle decisioni che l’amministrazione intenderà intraprendere per concertare le modalità di quegli interventi pubblici che siano funzionali esclusivamente alla realizzazione dei progetti di recupero e di ricostruzione delle case. E’ importante quindi che l’intervento dei Comuni, attraverso le ditte da questi incaricate di concerto con la ASM, i Vigili del Fuoco e l’Esercito, si configuri come un intervento che faciliti la realizzazione dei progetti di ricostruzione di cui tutti i consorzi si sono già dotati e di cui si vanno dotando, e che non dilapidi ulteriori risorse demolendo e mettendo in sicurezza case che sono da ricostruire.

Le predisposizioni volte alla “messa in sicurezza e/o demolizione” degli edifici dei centri storici del cratere devono pertanto configurarsi non come “demolizioni”, né come “operazioni di messa in sicurezza”, ma come “opere provvisionali speciali”, ovvero tutto l’insieme di pratiche funzionali all’organizzazione immediata dei cantieri di ricostruzione, implicando l’individuazione di siti di stoccaggio in loco e favorendo le attività di catalogazione,smontaggio, stoccaggio, numerazione e ricostruzione, permettendo il recupero dei materiali di pregio di ogni edificio.

Non si vuole affermare che le demolizioni non vanno eseguite per gli edifici gravemente pericolanti, bensì che queste vengano dirette attraverso una progettazione partecipata dai consorzi e si trasformino in opere propedeutiche alla ricostruzione perché si dimezzino i tempi di attesa per l’avvio dei cantieri.

In questo modo le cosiddette “demolizioni” possono inoltre garantire l’economicità dell’intervento (il metodo di stoccaggio in loco e recupero riduce di due terzi le spese di demolizione, sgombero e trasporto, il metodo propone anche la ridistribuzione equa dei proventi dalla vendita dei materiali di risulta) e, se vengono interpretate come  “opere provvisionali speciali”, non distolgono gli abitanti dall’obiettivo primario che è la ricostruzione edilizia, nè rappresentano un’ ulteriore scusa per dilapidare le risorse e stornarle su opere non funzionali all’imediata apertura dei cantieri.

Questo patrimonio architettonico minuto, costituito da resti di stucchi, di portali in pietra, di portoni in legno, di archi, di resti di volte, di elementi lapidei squadrati utilizzabili per il completamento delle nuove murature antisismiche deve essere conservato e non deve essere considerato genericamente “macerie”. Occorre ridurre al massimo le spese dioperazioni elefantiache delle demolizioni, degli sgomberi e del trasporto in cave lontane dell’inerte e dei materiali di risulta che possono essere recuperati per buona parte a km 0.

Inoltre, i proventi dalla vendita dei materiali derivanti dalle operazioni suddette e afferenti a diversi codici CER vanno equamente ridistribuiti considerando, sì, le spese di trasporto e smaltimento, ma anche il fatto che trattasi comunque di materiali provenienti da proprietà private per cui è fondamentale che si predisponga una metodologia di ridistribuzione equa tra tutti gli “stoneholders” in primis gli abitanti consorziati, dei ricavi provenienti da tali operazioni. E’ questo un fattore in più, che renderebbe maggiormente economici -e per tutti, non solo per l’impresa aggiudicatrice delle opere provvisionali speciali- gli interventi di demolizione ragionata così definiti.

Il triste esempio di Roio e S. Gregorio, letteralmente scomparsi, o i soprusi che stanno avvenendo nel paese di Castelnuovo dove pure alcuni cittadini provano a costruire uno spazio di soglia in cui organizzare la resistenza alle imposizioni dall’alto di demolizione delle loro case, rappresentano un monito perché si arresti immediatamente questo processo distruttivo e si avviino dinamiche partecipate di ricostruzione.

Del resto l’appello che rivolgiamo ai comuni, alla stampa locale e a tutti gli abitanti è quello di evitare errori avvenuti già in passato in altre aree colpite da terremoti, dove si preferì demolire allungando i tempi della ricostruzione, e si scelse di costruire a valle incrementando spaventosamente il consumo del territorio e lasciando i centri storici dei paesi abbandonati e persi per sempre.

Non è tutto già fatto, non è tutto già scritto, è ancora possibile recuperare i centri storici, vera risorsa del territorio, attraverso una progettazione intelligente che dia spazio sì all’innovazione, ma che si curi anche di tutelare e recuperare la bellezza del patrimonio storico e architettonico dei luoghi, e di immaginare traiettorie concrete per lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio aquilano.

Ricostruire sul costruito e non altrove.

 

Gruppo Culturale Empatia

Associazione Quarto S. Marciano

Gruppo Tracturo3000

STONEHOLDERS

Gruppo Salviamo la Piana

SocioScape soc. coop. (AQ)

Ricostruiamo Castelnuovo ONLUS

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